QUANTO E’ IMPORTANTE RIUSCIRE A CONTROLLARE I PROPRI IMPULSI?

 

Immaginate di avere quattro anni e che qualcuno vi faccia la seguente proposta:

“Se aspetti che io ritorni da una commissione, avrai in premio due caramelle, se non puoi aspettare ne avrai una subito.”

Si tratta di una sfida che mette a dura prova qualsiasi Bambino di quell’età, poiché riproduce l’eterna battaglia fra impulso e  repressione, desiderio e autocontrollo.

In effetti la scelta fatta dal bambino è un valido test, non solo per l’interpretazione del suo carattere ma anche della strada che prenderà la sua vita. Da quì si è dedotto che probabilmente non esiste una capacità psicologica più importante del saper resistere o controllare i propri impulsi, essa è la base dell’autocontrollo emotivo, poiché tutte le emozioni, per loro stessa natura si traducono in un impulso ad agire.

È stato effettuato uno studio sulla reazione dei bambini di quattro anni alla domanda precedente, dallo psicologo Walter Michel negli anni sessanta, presso una scuola materna del campus di Stanford University. Lo studio arruolò principalmente i figli dei docenti, di studenti laureati e altri impiegati dell’università. Vennero seguiti dai quattro anni fino al diploma di scuola media superiore e lo studio venne descritto in ‘‘Predicting Adolescent Cognitive and Self-Regulatory Competencesfrom Preschool Delay of Gratification’’.

Ecco i risultati del test:

I soggetti che erano riusciti ad aspettare, a distanza di più di 10 anni erano in grado di perseguire i propri obiettivi rinviando le gratificazioni e superando le difficoltà. Sicuri di sé e più capaci di resistere nei momenti di difficoltà della vita. Le probabilità che si paralizzassero sotto pressione, che si innervosissero erano inferiori rispetto i soggetti che invece non avevano resistito alla tentazione, che ammontava al 30%del gruppo. Questi ultimi tendevano però ad avere un profilo psicologico decisamente più inquieto, durante l’adolescenza era più facile che fossero turbati dalle frustrazioni, testardi e indecisi; che pensassero a se stessi come ‘‘cattivi’’ o privi di valore, che regredissero o si paralizzassero di fronte ad uno stress, che fossero diffidenti o risentiti perché convinti di non ottenere ‘‘abbastanza’’.

Era più facile che fossero soggetti all’invidia e alla gelosia  e che reagissero innescando delle liti e dei conflitti, ed erano ancora incapaci di rinviare le gratificazioni.

 

Questi risultatisottolineano il ruolo dell’intelligenza emotiva, di quanto sia importante come abilità, poichédetermina la misura in cui gli individui sono in grado di usare le loro capacità mentali.

 

Vincenzo Cento – Warriors’ Project
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